Il blog di Loris Bagnara

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Il Pozzo di Osiride

Pubblicato da Loris Bagnara su maggio 23, 2012

… è il titolo del mio articolo uscito sul numero 43 di Fenix.

In questo articolo sviluppo alcune riflessioni sul Pozzo di Osiride a Giza, un argomento toccato nei due articoli usciti su Nexus New Times n. 94 e 95 (vedi anche questo post) e nell’articolo del mese scorso sempre su Fenix. Ne ho parlato anche nella conferenza del 2 maggio a Faenza.

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I Protocolli dei Priori Occulti

Pubblicato da Loris Bagnara su aprile 16, 2012

… è il titolo del mio articolo uscito sul numero 42 di Fenix.

In questo articolo riprendo i contenuti già espressi in due precedenti articoli usciti su Nexus New Times n. 94 e 95 (vedi anche questo post). Ne parlerò ancora anche nella prossima conferenza del 2 maggio a Faenza.

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Da una perduta civiltà all’Europa unita

Pubblicato da Loris Bagnara su marzo 23, 2012

Il prossimo 2 maggio terrò una conferenza dal titolo

Da una perduta civiltà all’Europa unita
 
presso il Centro Sociale Borgo
via Saviotti, 1
48018 Faenza (Ra)

tel. 0546 32558  
http://centroborgofaenza.racine.ra.it

Parlerò di alcuni dei temi trattati nel libro di Paolo Rumor L’altra Europa, a cui ho collaborato.

Qui trovate il programma completo delle conferenze.

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Il dado e la mappa di vetro

Pubblicato da Loris Bagnara su marzo 20, 2012

L’ultimo romanzo di Cristiano De Liberato.

Può la passione per l’antichità portare due amici a vivere un’avventura che, nata come un gioco, si trasforma poco per volta in una sensazionale scoperta in grado di dare la risposta a uno dei più grandi interrogativi dell’umanità?

Il cerchio si chiude. Mentre riaffiorano eventi antichissimi, in una sorta di ping-pong tra l’America Latina, l’Europa e l’Asia, si intrecciano vicende del tutto impermeabili ai fatti e ai secoli trascorsi e che anzi acquistano proprio per questo un significato importante: tutto è rimasto così nascosto e indecifrato fino a oggi, perché solo adesso chi vuole può capire…

“Il mio intento non è certo quello di convincere, né tantomeno m’illudo di svelare un nuovo dogma…
Ma se riuscirò a instillare in voi un minuscolo, piccolissimo dubbio, ecco che allora l’aver letto questo libro, sicuramente, vi avrà reso più saggi.”

CDL


Concludo dicendovi che al lettore del libro è riservata una piccola sorpresa, che riguarda anche il sottoscritto… Non dico altro!

Acquistabile qui. Buona lettura.

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H.I.Q.

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 30, 2011

Trentatrè brevissimi componimenti più un prologo: cento versi per H.I.Q. fra intuizioni filosofiche, riflessioni esistenziali, folgoranti visioni della natura.

Ebook scaricabile gratuitamente.

Buona lettura.

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Le origini segrete dell’Europa unita

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 19, 2011

È con piacere che vi informo della pubblicazione del mio articolo Le origini segrete dell’Europa unita sul n. 94 di Nexus New Times.

L’articolo illustra le tesi fondamentali espresse nel libro di Paolo Rumor L’altra Europa (Hobby&Work, 2010), al quale ho collaborato su invito dell’autore il quale, dopo aver letto il mio libro Il segreto di Giza, comprese che le mie ricerche mostravano straordinarie connessioni con il materiale di cui egli disponeva.

 

Suggerisco anche di visitare il sito dell’Associazione Culturale PANGEA, dove si parla di questo libro in relazione a tematiche molto affini alle mie ricerche: civiltà perdute, cataclismi globali, enigmi della storia e altro.

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Comunicazione di servizio

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 15, 2011

La natura di questo sito è mutata rispetto alle intenzioni iniziali.

Quando ho cominciato, intendevo sviluppare un complesso progetto iperletterario che raccogliesse tutti i miei scritti (‘frammenti’, di qui appunto il titolo originale di questo blog). Poi, resomi conto che era tecnicamente difficile da realizzare e da gestire, ho trasferito il progetto FRAMMENTI  in uno spazio dedicato (http://lorisbagnara.interfree.it/); questo per la prosa. Per la poesia, ho raccolto la mia produzione nel progetto, anch’esso iperletterario, ARCANI (http://lorisbagnara01.blogspot.com/).

Inoltre, ho aperto anche altri spazi web dove è possibile leggere on line alcune singole opere in prosa: IL DIARIO DI MRT DEMML (http://lorisbagnara02.blogspot.com/), LE AVVENTURE DI JASON VELASCO | TERRA NOVA  (http://lorisbagnara03.blogspot.com/), METEORE (http://lorisbagnara04.blogspot.com/).

Buona parte della mia produzione in prosa è poi finita negli ebook  MUTAZIONI e COSMOaGONIA che ho recentemente pubblicato.

In definitiva, questo sito sarà semplicemente “il blog di Loris Bagnara”: trait d’union dei miei diversi progetti sparsi per il web e punto di raccolta delle mie riflessioni e dei miei interessi, che non si limitano alla letteratura. A questo proposito, concludo ricordando che gli ultimi sviluppi delle mie ricerche nell’ambito della storia antica, dell’archeologia e dell’archeoastronomia si possono leggere al sito IL MODELLO CELESTE DI GIZA (http://ilmodellocelestedigiza.wordpress.com/).

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Racconti in e-book

Pubblicato da Loris Bagnara su settembre 18, 2011

Ho pubblicato MUTAZIONI e COSMOaGONIA: raccolte di racconti, scaricabili e distribuibili gratuitamente in copyleft.

A questo proposito, consiglio di visitare il sito http://www.millepagine.net/: tanti e-book rigorosamente gratis.

Buona lettura.

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Metamorfosi biologiche e mutazioni genetiche; bestiario fantastico e criptozoologia;
scenari di un mondo devastato da un’imprecisata apocalisse:
come evocato nel titolo, sono questi alcuni dei temi qui toccati;
ma sopra tutto, ad accomunare i cinque racconti, è il mutamento del punto di vista,
il ribaltamento del giudizio, il senso di spiazzamento che dischiude un’insospettata
finestra di inquietudine sulla realtà che si crede nota
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Undici racconti fra miti cosmogonici, riflessioni filosofiche, casi assurdi e inesplicabili:
visioni di universi paralleli che si insinuano nella realtà.

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Emissione di moneta senza debito

Pubblicato da Loris Bagnara su agosto 1, 2011

In due precedenti post dedicati ai misteri del denaro (Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione), ho evidenziato come alla base del meccanismo di emissione di moneta vi sia un’evidente illogicità. Vediamo di riassumerne gi aspetti principali, per poi sviluppare una considerazione conclusiva.

  1. Gli Stati finanziano le proprie esigenze di spesa emettendo titoli di debito che vengono acquistati nel mercato primario dai compratori istituzionali e poi distribuiti nel mercato secondario.
  2. Nel mercato secondario (e solo in questo), possono agire le Banche Centrali dell’area euro, acquistando/vendendo titoli a seconda che l’intento sia di aumentare/ridurre la massa monetaria.
  3. L’operazione di acquisto titoli da parte della BC si realizza tramite emissione di moneta (cartacea o scritturale): la nuova moneta entra in circolo nel sistema, mentre il corrispettivo in titoli di debito resta alla BC come deposito a garanzia e produce interessi che vanno all’attivo nel bilancio della stessa BC.
  4. La legge prevede che l’utile di gestione conseguito  della BC ritorni pressoché interamente allo Stato; non è proprio così in verità, perché le spese di gestione assorbono gran parte dei rendimenti finanziari dei titoli a deposito, lasciando un utile piuttosto risicato; tuttavia, semplificando, possiamo anche assumere che le spese siano pari a zero e che pertanto i rendimenti finanziari all’attivo della BC possano ritornare interamente allo Stato.
  5. Un corollario del punto precedente è che l’emissione di nuova moneta (cartacea o scritturale che sia) non ha costi per lo Stato (nell’ipotesi di gestione del debito a costo zero), perché gli interessi pagati sul corrispettivo debito ritornano interamente allo Stato stesso.
  6. Un ulteriore corollario è, come si diceva all’inizio, l’assoluta illogicità del meccanismo di emissione di moneta sopra descritto: infatti, se è vero che in un sistema perfetto (costi di gestione pari a zero) gli oneri finanziari relativi all’emissione di nuova moneta ritornano interamente allo Stato, ne consegue che l’emissione di moneta si attua apparentemente a debito, ma in realtà senza oneri; ciò significa che l’emissione di moneta potrebbe essere attuata direttamente dagli Stati, senza l’inutile passaggio dell’emissione di titoli di debito (e ciò è tanto più vero in quanto si consideri che la gestione del debito non è affatto a costo zero, bensì – come tutte le ‘macchine’ – ha un’efficienza sempre inferiore – di gran lunga, in questo caso – al 100%).
  7. Riassumendo le considerazioni di cui sopra in una sentenza finale, ne risulta una conclusione sconvolgente per il paradigma finanziario attuale: l’emissione di nuova moneta, nella quantità ritenuta opportuna per il buon funzionamento del Sistema-Paese, può essere attuata direttamente dallo Stato, ossia in poche parole spendendo direttamente il denaro senza dover nulla a nessuno.

Nella realtà come sappiamo accade ben diversamente: poiché la gestione del debito ha un costo (vedremo in seguito di quantificarlo almeno approssimativamente) l’emissione di nuova moneta si traduce in un onere per lo Stato, il che significa incremento del debito, interessi da pagare sull’incremento del debito, ulteriore incremento del debito etc il tutto a carico della collettività, che viene chiamata a rispondere di tali oneri attraverso il pagamento delle imposte. Tutto questo sarebbe (quasi) accettabile  se gli oneri ricadessero equamente distribuiti su tutti i cittadini, ma è evidente che non è così. Se i titoli di debito di uno Stato fossero equamente distribuiti fra tutti i cittadini, ciascuno percepirebbe interessi nella stessa misura in cui è chiamato a pagare le imposte che servono allo Stato per assolvere i propri impegni finanziari. Questa semplice considerazione spalanca le porte ad un’altra illogicità: se ciascuno ricevesse interessi nella stessa misura in cui versasse allo stato imposte a copertura di quegli interessi, sarebbe inutile per lo Stato emettere titoli di debito e inutile per i cittadini tenerli in portafoglio. Ci si potrebbe sbarazzare tranquillamente del debito, confermando e generalizzando la sconvolgente conclusione parziale di cui sopra. Del resto, questa è una conclusione del tutto ovvia se si pensa che il debito pubblico è un debito del tutto particolare, ossia è il debito dello Stato nei confronti dei propri cittadini, vale a dire che è il debito dei cittadini nei confronti di sé stessi, qualcosa di simile al debito della tasca sinistra nei confronti della tasca destra…

In verità il debito pubblico ha un’importante – benché diabolica – funzione, che è quella di drenare denaro dai ceti meno abbienti a quelli benestanti: è evidente, infatti, che i titoli di debito pubblico non siano equamente distribuiti, ma si concentrino nelle mani di chi ha capitale da investire; non certo i soggetti più deboli che faticano ad arrivare alla fine del mese (altro che accumulare risparmi da investire in “pezzi di debito”!). Accade pertanto che i forti investitori percepiscano più interessi sul debito di quante imposte paghino sul debito stesso, e il contrario accade per i ceti deboli. Si configura quindi un flusso di denaro che – mascherato dall’impegno dello Stato  a “mantenere in ordine i conti” – migra dalle tasche dei poveri per infilarsi felicemente in quelle dei ricchi. Mi è difficile, al momento, quantificare tale flusso, ma non c’è alcun dubbio che qualitativamente accada proprio questo.

Riflettiamo ora sul rovesciamento del paradigma sopra enunciato: lo Stato può liberamente spendere le somme corrispondenti all’incremento di massa monetaria che si ritiene adeguato a garantire il buon funzionamento del sistema paese; ma che significa “buon funzionamento del Sistema-Paese”? Non c’è dubbio che il Sistema-Paese possa dirsi ben funzionante quando garantisce piena occupazione e pieno utilizzo delle risorse umane e materiali (trascuriamo per il momento gli aspetti soggettivi del benessere, e atteniamoci seppur riduttivamente ai soli aspetti materiali). Ne consegue che qualunque spesa indirizzata in tal senso sia da ritenersi adeguata e ben fondata; in altri termini, utilizzare l’emissione di moneta per investimenti produttivi, che vanno nel senso di un più ampio utilizzo delle risorse umane e materiali, è da ritenersi non solo appropriato, ma addirittura necessario se lo Stato vuole adempiere al proprio compito, che è quello di migliorare la vita dei propri cittadini.

Perché allora schiere di (pseudo)economisti ci insegnano che lo Stato non può emettere moneta se non a debito, agitandoci davanti al naso lo spauracchio di una devastante inflazione stile Repubblica di Weimar? Eppure basta un ragionamento molto semplice per confutare le tesi di questi economisti, anche a prescindere dalle considerazioni sul debito fatte poc’anzi. Il ragionamento è il seguente.

Nessuno di questi (pseudo)economisti, credo, avrebbe nulla da eccepire teoricamente se lo Stato decidesse di emettere nuova moneta a fronte dell’accantonamento, come deposito a garanzia, di un quantitativo d’oro di pari valore. Infatti, si tratta proprio di ciò che regolarmente fanno le Banche Centrali, ossia mantenere in pareggio il passivo costituito dalla moneta circolante e l’attivo costituito dai depositi a garanzia: titoli di debito, valuta straniera e metalli preziosi, in particolare l’oro appunto, che storicamente è sempre stato la misura e la garanzia del valore del denaro. Possiamo immaginare ad esempio che lo Stato possegga giacimenti d’oro inutilizzati e che decida finalmente di sfruttarli, posto il caso che i costi di estrazione non siano superiori al valore dell’oro estratto. Se anche mancassero i capitali per avviare l’estrazione, lo Stato potrebbe anticipare il valore dell’oro estratto emettendo come nuova moneta le somme necessarie; poi, avviata l’estrazione dell’oro, questo potrà essere vincolato in garanzia del denaro precedentemente emesso. Se poi si dà il caso, molto probabile, che il valore dell’oro estratto sia abbondantemente superiore al costo di estrazione, accade addirittura che lo Stato possa emettere più moneta di quanta ne occorra per alimentare l’estrazione, potendo così avviare in un ciclo virtuoso altri investimenti produttivi.

Ora, quegli (pseudo)economisti dovrebbero spiegarci che cosa impedirebbe di sostituire l’oro – che per inciso non serve a nulla, se non a brillare intorno a dita, polsi e colli di belle signore – con qualunque altro bene dotato di valore e di reale utilità: ad esempio un ponte, un porto, un aeroporto, un’autostrada, un ospedale, la bonifica di un terreno improduttivo, un’insediamento artigianale, industriale, turistico etc. Qualunque bene dotato di valore, perché di acclarata utilità, dovrebbe funzionare quanto l’oro.

Ed ecco la conclusione del ragionamento. Come avveniva nell’esempio dell’estrazione dell’oro, se lo Stato decidesse di avviare un investimento produttivo di qualunque genere, purché orientato ad incrementare l’occupazione e l’utilizzo di risorse umane e materiali, potrebbe farlo semplicemente emettendo il denaro necessario alla sua realizzazione anziché, come avviene adesso, prendere in prestito i capitali privati: il bene futuro, infatti, una volta realizzato, sarà esso stesso garanzia del denaro emesso. Del resto, ciò avviene anche quando un’impresa privata accende un mutuo per effettuare un’operazione immobiliare: l’immobile, non ancora costruito, è posto a garanzia ipotecaria del prestito ricevuto; ma quel che cambia  in questo caso, quando lo Stato – cioè la collettività – si sostituisce all’impresa privata, è che la collettività presta denaro a sé stessa, e pertanto nulla deve se non a sé stessa, né in conto capitale né in interessi.

A rendere ulteriormente vantaggioso e meno oneroso un investimento diretto della collettività, con denaro creato allo scopo, sta il fatto che una parte rilevante del costo dell’investimento – che va ad incrementare il PIL – rientrerà nelle casse dello Stato sotto forma di imposte dirette e indirette.

Perché gli Stati non agiscano così, ma si assogettino senza riserve alla logica del debito senza fine e senza scampo, è presto detto: l’oligarchia finanziaria per i propri esclusivi interessi è riuscita ad imporre – con l’autorevolezza dei media e dei servo-intellettuali di cui dispone in abbondanza – un modello di pensiero aberrante e a compiere un formidabile lavaggio del cervello su scala planetaria, che fa apparire normale il mondo degli schiavi di Matrix.

[Vedi anche Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione]

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Il modello celeste di Giza

Pubblicato da Loris Bagnara su luglio 26, 2011

IL MODELLO CELESTE DI GIZA è il mio nuovo sito dedicato alla lettura in chiave archeoastronomica del celeberrimo complesso monumentale. Le nuove ricerche rappresentano una significativa evoluzione rispetto a Il segreto di Giza (Newton&Compton, 2003), pur conservandone non pochi elementi.

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