Il blog di Loris Bagnara

nel giardino dei sentieri che si biforcano

H.I.Q.

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 30, 2011

Trentatrè brevissimi componimenti più un prologo: cento versi per H.I.Q. fra intuizioni filosofiche, riflessioni esistenziali, folgoranti visioni della natura.

Ebook scaricabile gratuitamente.

Buona lettura.

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Le origini segrete dell’Europa unita

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 19, 2011

È con piacere che vi informo della pubblicazione del mio articolo Le origini segrete dell’Europa unita sul n. 94 di Nexus New Times.

L’articolo illustra le tesi fondamentali espresse nel libro di Paolo Rumor L’altra Europa (Hobby&Work, 2010), al quale ho collaborato su invito dell’autore il quale, dopo aver letto il mio libro Il segreto di Giza, comprese che le mie ricerche mostravano straordinarie connessioni con il materiale di cui egli disponeva.

 

Suggerisco anche di visitare il sito dell’Associazione Culturale PANGEA, dove si parla di questo libro in relazione a tematiche molto affini alle mie ricerche: civiltà perdute, cataclismi globali, enigmi della storia e altro.

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Comunicazione di servizio

Pubblicato da Loris Bagnara su ottobre 15, 2011

La natura di questo sito è mutata rispetto alle intenzioni iniziali.

Quando ho cominciato, intendevo sviluppare un complesso progetto iperletterario che raccogliesse tutti i miei scritti (‘frammenti’, di qui appunto il titolo originale di questo blog). Poi, resomi conto che era tecnicamente difficile da realizzare e da gestire, ho trasferito il progetto FRAMMENTI  in uno spazio dedicato (http://lorisbagnara.interfree.it/); questo per la prosa. Per la poesia, ho raccolto la mia produzione nel progetto, anch’esso iperletterario, ARCANI (http://lorisbagnara01.blogspot.com/).

Inoltre, ho aperto anche altri spazi web dove è possibile leggere on line alcune singole opere in prosa: IL DIARIO DI MRT DEMML (http://lorisbagnara02.blogspot.com/), LE AVVENTURE DI JASON VELASCO | TERRA NOVA  (http://lorisbagnara03.blogspot.com/), METEORE (http://lorisbagnara04.blogspot.com/).

Buona parte della mia produzione in prosa è poi finita negli ebook  MUTAZIONI e COSMOaGONIA che ho recentemente pubblicato.

In definitiva, questo sito sarà semplicemente “il blog di Loris Bagnara”: trait d’union dei miei diversi progetti sparsi per il web e punto di raccolta delle mie riflessioni e dei miei interessi, che non si limitano alla letteratura. A questo proposito, concludo ricordando che gli ultimi sviluppi delle mie ricerche nell’ambito della storia antica, dell’archeologia e dell’archeoastronomia si possono leggere al sito IL MODELLO CELESTE DI GIZA (http://ilmodellocelestedigiza.wordpress.com/).

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Racconti in e-book

Pubblicato da Loris Bagnara su settembre 18, 2011

Ho pubblicato MUTAZIONI e COSMOaGONIA: raccolte di racconti, scaricabili e distribuibili gratuitamente in copyleft.

A questo proposito, consiglio di visitare il sito http://www.millepagine.net/: tanti e-book rigorosamente gratis.

Buona lettura.

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Metamorfosi biologiche e mutazioni genetiche; bestiario fantastico e criptozoologia;
scenari di un mondo devastato da un’imprecisata apocalisse:
come evocato nel titolo, sono questi alcuni dei temi qui toccati;
ma sopra tutto, ad accomunare i cinque racconti, è il mutamento del punto di vista,
il ribaltamento del giudizio, il senso di spiazzamento che dischiude un’insospettata
finestra di inquietudine sulla realtà che si crede nota
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Undici racconti fra miti cosmogonici, riflessioni filosofiche, casi assurdi e inesplicabili:
visioni di universi paralleli che si insinuano nella realtà.

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Emissione di moneta senza debito

Pubblicato da Loris Bagnara su agosto 1, 2011

In due precedenti post dedicati ai misteri del denaro (Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione), ho evidenziato come alla base del meccanismo di emissione di moneta vi sia un’evidente illogicità. Vediamo di riassumerne gi aspetti principali, per poi sviluppare una considerazione conclusiva.

  1. Gli Stati finanziano le proprie esigenze di spesa emettendo titoli di debito che vengono acquistati nel mercato primario dai compratori istituzionali e poi distribuiti nel mercato secondario.
  2. Nel mercato secondario (e solo in questo), possono agire le Banche Centrali dell’area euro, acquistando/vendendo titoli a seconda che l’intento sia di aumentare/ridurre la massa monetaria.
  3. L’operazione di acquisto titoli da parte della BC si realizza tramite emissione di moneta (cartacea o scritturale): la nuova moneta entra in circolo nel sistema, mentre il corrispettivo in titoli di debito resta alla BC come deposito a garanzia e produce interessi che vanno all’attivo nel bilancio della stessa BC.
  4. La legge prevede che l’utile di gestione conseguito  della BC ritorni pressoché interamente allo Stato; non è proprio così in verità, perché le spese di gestione assorbono gran parte dei rendimenti finanziari dei titoli a deposito, lasciando un utile piuttosto risicato; tuttavia, semplificando, possiamo anche assumere che le spese siano pari a zero e che pertanto i rendimenti finanziari all’attivo della BC possano ritornare interamente allo Stato.
  5. Un corollario del punto precedente è che l’emissione di nuova moneta (cartacea o scritturale che sia) non ha costi per lo Stato (nell’ipotesi di gestione del debito a costo zero), perché gli interessi pagati sul corrispettivo debito ritornano interamente allo Stato stesso.
  6. Un ulteriore corollario è, come si diceva all’inizio, l’assoluta illogicità del meccanismo di emissione di moneta sopra descritto: infatti, se è vero che in un sistema perfetto (costi di gestione pari a zero) gli oneri finanziari relativi all’emissione di nuova moneta ritornano interamente allo Stato, ne consegue che l’emissione di moneta si attua apparentemente a debito, ma in realtà senza oneri; ciò significa che l’emissione di moneta potrebbe essere attuata direttamente dagli Stati, senza l’inutile passaggio dell’emissione di titoli di debito (e ciò è tanto più vero in quanto si consideri che la gestione del debito non è affatto a costo zero, bensì – come tutte le ‘macchine’ – ha un’efficienza sempre inferiore – di gran lunga, in questo caso – al 100%).
  7. Riassumendo le considerazioni di cui sopra in una sentenza finale, ne risulta una conclusione sconvolgente per il paradigma finanziario attuale: l’emissione di nuova moneta, nella quantità ritenuta opportuna per il buon funzionamento del Sistema-Paese, può essere attuata direttamente dallo Stato, ossia in poche parole spendendo direttamente il denaro senza dover nulla a nessuno.

Nella realtà come sappiamo accade ben diversamente: poiché la gestione del debito ha un costo (vedremo in seguito di quantificarlo almeno approssimativamente) l’emissione di nuova moneta si traduce in un onere per lo Stato, il che significa incremento del debito, interessi da pagare sull’incremento del debito, ulteriore incremento del debito etc il tutto a carico della collettività, che viene chiamata a rispondere di tali oneri attraverso il pagamento delle imposte. Tutto questo sarebbe (quasi) accettabile  se gli oneri ricadessero equamente distribuiti su tutti i cittadini, ma è evidente che non è così. Se i titoli di debito di uno Stato fossero equamente distribuiti fra tutti i cittadini, ciascuno percepirebbe interessi nella stessa misura in cui è chiamato a pagare le imposte che servono allo Stato per assolvere i propri impegni finanziari. Questa semplice considerazione spalanca le porte ad un’altra illogicità: se ciascuno ricevesse interessi nella stessa misura in cui versasse allo stato imposte a copertura di quegli interessi, sarebbe inutile per lo Stato emettere titoli di debito e inutile per i cittadini tenerli in portafoglio. Ci si potrebbe sbarazzare tranquillamente del debito, confermando e generalizzando la sconvolgente conclusione parziale di cui sopra. Del resto, questa è una conclusione del tutto ovvia se si pensa che il debito pubblico è un debito del tutto particolare, ossia è il debito dello Stato nei confronti dei propri cittadini, vale a dire che è il debito dei cittadini nei confronti di sé stessi, qualcosa di simile al debito della tasca sinistra nei confronti della tasca destra…

In verità il debito pubblico ha un’importante – benché diabolica – funzione, che è quella di drenare denaro dai ceti meno abbienti a quelli benestanti: è evidente, infatti, che i titoli di debito pubblico non siano equamente distribuiti, ma si concentrino nelle mani di chi ha capitale da investire; non certo i soggetti più deboli che faticano ad arrivare alla fine del mese (altro che accumulare risparmi da investire in “pezzi di debito”!). Accade pertanto che i forti investitori percepiscano più interessi sul debito di quante imposte paghino sul debito stesso, e il contrario accade per i ceti deboli. Si configura quindi un flusso di denaro che – mascherato dall’impegno dello Stato  a “mantenere in ordine i conti” – migra dalle tasche dei poveri per infilarsi felicemente in quelle dei ricchi. Mi è difficile, al momento, quantificare tale flusso, ma non c’è alcun dubbio che qualitativamente accada proprio questo.

Riflettiamo ora sul rovesciamento del paradigma sopra enunciato: lo Stato può liberamente spendere le somme corrispondenti all’incremento di massa monetaria che si ritiene adeguato a garantire il buon funzionamento del sistema paese; ma che significa “buon funzionamento del Sistema-Paese”? Non c’è dubbio che il Sistema-Paese possa dirsi ben funzionante quando garantisce piena occupazione e pieno utilizzo delle risorse umane e materiali (trascuriamo per il momento gli aspetti soggettivi del benessere, e atteniamoci seppur riduttivamente ai soli aspetti materiali). Ne consegue che qualunque spesa indirizzata in tal senso sia da ritenersi adeguata e ben fondata; in altri termini, utilizzare l’emissione di moneta per investimenti produttivi, che vanno nel senso di un più ampio utilizzo delle risorse umane e materiali, è da ritenersi non solo appropriato, ma addirittura necessario se lo Stato vuole adempiere al proprio compito, che è quello di migliorare la vita dei propri cittadini.

Perché allora schiere di (pseudo)economisti ci insegnano che lo Stato non può emettere moneta se non a debito, agitandoci davanti al naso lo spauracchio di una devastante inflazione stile Repubblica di Weimar? Eppure basta un ragionamento molto semplice per confutare le tesi di questi economisti, anche a prescindere dalle considerazioni sul debito fatte poc’anzi. Il ragionamento è il seguente.

Nessuno di questi (pseudo)economisti, credo, avrebbe nulla da eccepire teoricamente se lo Stato decidesse di emettere nuova moneta a fronte dell’accantonamento, come deposito a garanzia, di un quantitativo d’oro di pari valore. Infatti, si tratta proprio di ciò che regolarmente fanno le Banche Centrali, ossia mantenere in pareggio il passivo costituito dalla moneta circolante e l’attivo costituito dai depositi a garanzia: titoli di debito, valuta straniera e metalli preziosi, in particolare l’oro appunto, che storicamente è sempre stato la misura e la garanzia del valore del denaro. Possiamo immaginare ad esempio che lo Stato possegga giacimenti d’oro inutilizzati e che decida finalmente di sfruttarli, posto il caso che i costi di estrazione non siano superiori al valore dell’oro estratto. Se anche mancassero i capitali per avviare l’estrazione, lo Stato potrebbe anticipare il valore dell’oro estratto emettendo come nuova moneta le somme necessarie; poi, avviata l’estrazione dell’oro, questo potrà essere vincolato in garanzia del denaro precedentemente emesso. Se poi si dà il caso, molto probabile, che il valore dell’oro estratto sia abbondantemente superiore al costo di estrazione, accade addirittura che lo Stato possa emettere più moneta di quanta ne occorra per alimentare l’estrazione, potendo così avviare in un ciclo virtuoso altri investimenti produttivi.

Ora, quegli (pseudo)economisti dovrebbero spiegarci che cosa impedirebbe di sostituire l’oro – che per inciso non serve a nulla, se non a brillare intorno a dita, polsi e colli di belle signore – con qualunque altro bene dotato di valore e di reale utilità: ad esempio un ponte, un porto, un aeroporto, un’autostrada, un ospedale, la bonifica di un terreno improduttivo, un’insediamento artigianale, industriale, turistico etc. Qualunque bene dotato di valore, perché di acclarata utilità, dovrebbe funzionare quanto l’oro.

Ed ecco la conclusione del ragionamento. Come avveniva nell’esempio dell’estrazione dell’oro, se lo Stato decidesse di avviare un investimento produttivo di qualunque genere, purché orientato ad incrementare l’occupazione e l’utilizzo di risorse umane e materiali, potrebbe farlo semplicemente emettendo il denaro necessario alla sua realizzazione anziché, come avviene adesso, prendere in prestito i capitali privati: il bene futuro, infatti, una volta realizzato, sarà esso stesso garanzia del denaro emesso. Del resto, ciò avviene anche quando un’impresa privata accende un mutuo per effettuare un’operazione immobiliare: l’immobile, non ancora costruito, è posto a garanzia ipotecaria del prestito ricevuto; ma quel che cambia  in questo caso, quando lo Stato – cioè la collettività – si sostituisce all’impresa privata, è che la collettività presta denaro a sé stessa, e pertanto nulla deve se non a sé stessa, né in conto capitale né in interessi.

A rendere ulteriormente vantaggioso e meno oneroso un investimento diretto della collettività, con denaro creato allo scopo, sta il fatto che una parte rilevante del costo dell’investimento – che va ad incrementare il PIL – rientrerà nelle casse dello Stato sotto forma di imposte dirette e indirette.

Perché gli Stati non agiscano così, ma si assogettino senza riserve alla logica del debito senza fine e senza scampo, è presto detto: l’oligarchia finanziaria per i propri esclusivi interessi è riuscita ad imporre – con l’autorevolezza dei media e dei servo-intellettuali di cui dispone in abbondanza – un modello di pensiero aberrante e a compiere un formidabile lavaggio del cervello su scala planetaria, che fa apparire normale il mondo degli schiavi di Matrix.

[Vedi anche Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione]

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Il modello celeste di Giza

Pubblicato da Loris Bagnara su luglio 26, 2011

IL MODELLO CELESTE DI GIZA è il mio nuovo sito dedicato alla lettura in chiave archeoastronomica del celeberrimo complesso monumentale. Le nuove ricerche rappresentano una significativa evoluzione rispetto a Il segreto di Giza (Newton&Compton, 2003), pur conservandone non pochi elementi.

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FRAMMENTI: un progetto di iperletteratura

Pubblicato da Loris Bagnara su giugno 21, 2009

In occasione della pubblicazione on line del mio progetto web ipertestuale FRAMMENTI, voglio inaugurare una serie di contributi sul tema dell’iperletteratura.
Inizio con questo articolo di Piero Bannucci, da La Stampa:

Scrittore, ti voglio ipertestuale
Libro dei libri, l’e-Book non sarà solo un nuovo modo di leggere. Sarà anche un nuovo modo di scrivere. Con l’e-Book il testo diventerà fatalmente un ipertesto. Lo scrittore un iper-scrittore. Pensate a Internet: la pagina Web che vi trovate davanti sembra piatta come lo schermo del computer. Ma in realtà è tridimensionale. Nel senso che sotto ogni parola cliccabile (link) si nasconde un altro testo: creano una relazione le diverse parti del discorso. Ma mentre la sintassi connette gli elementi della frase in modo sequenziale e obbligato, la rete dei link è ad accesso libero: differenza essenziale. Per i “classici” l’e-Book potrà offrire come ipertesto dizionari, apparati di note, commenti, documentazione. In saggi e manuali, le risorse ipertestuali sono ovvie e ricchissime. Ma per la narrativa le possibilità creative che si aprono sono davvero rivoluzionarie. La struttura di un romanzo classico – pensate ai Promessi Sposi – è sequenziale e a due dimensioni. Dal rapimento di Lucia alle nozze con Renzo si va lungo un percorso a senso unico. Un romanzo ipertestuale, invece, non è più sequenziale e ha tre dimensioni: la rete dei link rende l’opera strutturalmente “aperta” in un senso assai più radicale di quello che intendeva Umberto Eco nel suo saggio degli Anni ’60. Per adesso la narrativa ipertestuale, molto abbondante su Internet, non solo ha dato capolavori ma appare velleitaria e stucchevole. Certo però non sarà sempre così. Quando uno scrittore autentico si impadronirà dei protocolli ideati al Cern da Tim Berners-Lee per Internet, l’umanità scoprirà un nuovo potente strumento espressivo. In fondo Manzoni, con le sue digressioni storiche sulle “gride” e sui trascorsi della monaca di Monza, ci ha dato degli ipertesti. Soltanto gli mancavano i link. Le neuroscienze insegnano che l’emisfero sinistro del nostro cervello è analitico ed elabora la parola scritta mentre quello destro è sintetico e dedicato alla percezione spaziale. Dunque il testo si rivolge solo all’emisfero sinistro, l’ipertesto con la sua spazialità, a tutti e due. Se questo è vero, l’iperletteratura ha potenzialità enormi. Naturalmente per approfittarne ci vuole un Manzoni.

[fonte: http://www.mecenate.info/articolo.asp?id=8]

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Archeologia e enigmi

Pubblicato da Loris Bagnara su maggio 3, 2009

Di seguito riporto i link e gli abstract degli articoli che rappresentano, in forma più sintetica, il materiale della prima metà del mio libro Il segreto di Giza (Newton&Compton, 2003).

La Geometria di Giza
La disposizione planimetrica delle piramidi di Giza e della Sfinge viene presa in esame: si scoprono correlazioni geometriche che tradiscono la conoscenza di numeri “speciali” (il numero pi greco e i numeri irrazionali, fra cui il numero aureo), nonché l’esistenza di un progetto generale straordinariamente accurato.

Il segreto dell’unità
Alcune unità di misura in uso prima dell’età moderna − il palmo egizio, il cubito assiro, il pollice anglosassone − tradiscono l’esistenza di precise conoscenze astronomiche in un remoto passato: potrebbe trattarsi del segno lasciato da un’antica civiltà che avrebbe preceduto la storia conosciuta?

La corda di Giza
C
onsiderando le basi delle piramidi di Giza si può realizzare una costruzione geometrica caratterizzata da una serie di cerchi che si incontrano in due “punti di fuga”: il segmento che unisce tali punti − la “corda di Giza” − e il cerchio che attraversa le basi delle tre piramidi − il “cerchio di Giza” − mostrano caratteristiche geometriche assai peculiari e precise relazioni con grandezze astronomiche quali la circonferenza terrestre e l’orbita della Terra intorno al Sole.

Il Primo Tempo di Sirio
Sviluppando la tesi della correlazione stellare si è scoperto che la data indicata dalla sovrapposizione fra le piramidi di Giza e la Cintura d’Orione non è il “Primo Tempo” di Orione − come sostengono Robert Bauval e Graham Hancock − bensì il “Primo Tempo” di Sirio (collocabile intorno al 12.040 a.C.): ciò è confermato dal fatto che Sirio, dotato di elevato moto proprio, in quell’età si trovava giusto sull’asse della Cintura d’Orione. In quella data, inoltre − all’alba dell’equinozio di primavera − Sirio (che culminava al meridiano) insieme a Rigel e Saiph (che costituiscono i “piedi” di Orione) erano perfettamente allineate e sfioravano l’orizzonte alla medesima altezza.

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Le Avventure di Jason Velasco

Pubblicato da Loris Bagnara su aprile 26, 2009

“ Su un lontano pianeta ho conosciuto individui il cui destino è singolarmente triste. Di supremo intelletto e raffinata cultura, d’animo nobile e sensibile, intraprendenti e audaci, generosi ed altruisti, creatori di una civiltà che noi neppure sapremmo immaginare, questi individui devono la loro sopravvivenza fisica ad esseri d’una specie inferiore che vivono abbarbicati sulle loro teste, inseparabilmente: esseri infimi e bestiali, incapaci d’un pensiero, nonchè della minima emozione.
“ Quegli individui superiori, dediti al Pensiero e devoti all’Arte, toccati dal Bello e dall’Armonia della Natura, non sanno reprimere un’angosciosa ripugnanza per gli sgraditi compagni che il Destino ha legato a loro in simbiosi. Così, nel malinconico animo di quel popolo, la consapevolezza del proprio valore si unisce al senso di un’irrimediabile imperfezione. ”

[Tratto dalle Avventure di Jason Velasco]

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ARCANI

Pubblicato da Loris Bagnara su gennaio 1, 2009

… è il mio nuovo progetto poetico, che scaturisce dall’incontro di un ideale con un limite. Un positivo con un negativo.

L’ideale (il positivo) è quello di una letteratura intertestuale, svincolata dal supporto cartaceo: una letteratura di cui il world wide web, per la prima volta, ha lasciato intuire la forma e ne ha resa manifesta la possibilità (aggiungerei la ‘necessità’), ma di cui al momento esso è appena un pallido riflesso, come l’universo fisico nei confronti delle idee platoniche.
Il limite (il negativo) è rappresentato dalla mia personale incapacità di dare una forma organica all’insieme dei componimenti prodotti nell’arco di oltre vent’anni, dall’adolescenza ad oggi. Più volte m’era parso di poterne ricavare almeno una silloge, selezionando alcuni dei componimenti in base a reciproche affinità e contenuti, nonché a criteri formali ed estetici. Tutto inutile. Ogni volta che m’era parso di conseguire un risultato, se non senz’altro valido, almeno accettabile, si manifestava il tarlo del dubbio a suggerirmi di togliere questo e aggiungere piuttosto quello, lasciato prima forse ingiustamente in disparte. E allora perché non quell’altro anche, a cui mi legavano particolari emozioni e antichi ricordi? Ma non appena sostituite alcune tessere, il mosaico della silloge così faticosamente concepito saltava all’aria: non aveva più alcun senso, una nuova struttura andava concepita e una nuova selezione andava fatta.

E così accadde molte e molte volte.

Perché allora, si dirà, non costruire una silloge di tutto il materiale, senza esclusione alcuna? No, non era possibile: troppo diversi fra loro i componimenti: per ispirazione, contenuti, strutture formali, lingua, capacità espressive, maturità umana e stilistica. Ne sarebbe uscita forse una raccolta antologica appropriata per un poeta scomparso (a prescindere da qualunque giudizio di valore, ben inteso), ma certamente non una silloge organica, degna opera prima di un poeta, se non più giovanissimo, ancora abbastanza giovane…

Non, su carta questa operazione non avrebbe funzionato.

Su carta no, ma… sul web? Perché allora non pensare ad un ipertesto che raccolga tutti i componimenti, senza pretendere di assegnare loro un forma chiusa, un significato globale predeterminato, ma suggerendo una struttura aperta a molteplici percorsi di lettura e livelli di significato? Un’operazione impossibile, per sua natura, sulla carta, ma naturalissima nel mondo di internet.

E così nacque ARCANI.

Lo strumento che ARCANI utilizza, dal punto di vista informatico, è semplicemente un blog, benché non appaia tale: le etichette (tag) sono utilizzate per contrassegnare ogni componimento con un particolare significato (anche più d’uno per un componimento), in modo tale che, richiamando un’etichetta, si richiama la selezione dei componimenti contrassegnati. Nello specifico, ho immaginato di intersecare la totalità dei miei componimenti con i ventidue arcani dei tarocchi, che anch’essi costituiscono una totalità: la totalità dei significati con cui il pensiero esoterico interpretava il mondo. Un’altra serie di etichette contrassegna i componimenti sulla falsariga di un’altra visione totalizzante, sempre attinta dal pensiero esoterico: la Grande Opera alchemica nelle sue fasi (Solve et Coagula, Nozze alchemiche). Con qualche ironica libertà: come quando riservo, ai miei componimenti più strambi, una sezione intitolata Loppe d’Athanor: scorie d’altoforno: sottoprodotti. Come limatura di ferro in un’officina, o trucioli di legno in una segheria.

È chiaro che molto lavoro ancora andrà fatto. Lo strumento informatico del blog non è particolarmente sofisticato, ha limiti evidenti e pertanto i percorsi di lettura e i livelli interpretativi sono ben lontani dall’essere infiniti; ma sono tuttavia molteplici, ed è questo ciò che conta, al momento: indicare una via che, è mio auspicio, possa essere seguita da altri.

Poiché questa letteratura, la letteratura del futuro, sarà sempre meno voce lirica individuale, e sempre più canto corale collettivo.

ARCANI è al sito http://lorisbagnara01.blogspot.com/

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