FRAMMENTI

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Essere e non-essere

Pubblicato da Loris su Novembre 14, 2007

Due sono le domande fondamentali.

1) Perché esiste qualcosa, anziché niente? (Niente sarebbe più facilmente spiegabile - Leibniz).

2) Posto che:
a) io sono un essere contingente, persona, dotato di autocoscienza;
b) esista un Dio Supremo, persona, dotato di autocoscienza, causa incausata del mio essere contingente (dottrina cristiana);
- Perché io non sono Dio e Dio non è me? (Essendo io un essere contingente, proprio perché contingente non è necessario che io sia ciò che sono; potrei essere qualunque altra persona dotata di autocoscienza: qualunque altro essere contingente oppure anche non contingente: Dio, appunto.)

Il principio di ragion sufficiente esige che vi sia sempre una ragione per cui le cose sono ciò che sono; quando si diano più alternative tutte possibili, senza che l’una escluda di necessità l’altra, allora tutte debbono essere realizzate.

Nel caso specifico posto dalla prima domanda si danno quattro alternative: a) l’essere esiste; b) l’essere non esiste; c) il non-essere esiste; d) il non-essere non esiste. Queste alternative, formalmente quattro, sostanzialmente si riducono a due: due “mondi” che coesistono al tempo stesso: il mondo A (”qualcosa esiste”) e il mondo non-A (”non esiste nulla”).  Tuttavia, come materia e antimateria, i due mondi non possono logicamente manifestarsi l’uno all’altro, benché entrambi ontologicamente reali. Da ciò deriva che la premessa su cui si fonda la prima domanda (la non necessità dell’essere), è infondata: l’essere e il non-essere sono entrambi necessari e reali. (Parmenide però affermava: l’essere è e non può non essere.)

Nel caso posto dalla seconda domanda, il principio di ragion sufficiente dà una sola via d’uscita: io sono (devo essere) Dio. Io sono (devo essere) al tempo stesso contingente e incausato. Sorprendente, no?

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