FRAMMENTI

nel giardino dei sentieri che si biforcano

La creazione increata

Pubblicato da Loris su Novembre 22, 2007

Il concetto di “creazione” da parte di un Ente Supremo è logicamente insostenibile.
 Se lo si intende (come pare inevitabile) nell’accezione di “trarre una entità dal nulla”, allora ne segue che l’Ente Supremo non è illimitato (perché altrimenti includerebbe ab origine l’ente creato), né assoluto (perché risulterebbe ontologicamente definibile in opposizione all’ente creato); ciò però è in contraddizione con qualsiasi concetto sensato di Ente Supremo.
 Esclusa tale accezione di significato, non resta che intendere la creazione come autodelimitazione dell’Ente Supremo; ossia, applicazione di attributi all’Essere indifferenziato, l’Assoluto. (Del resto non si tratta di un’dea nuova: Spinoza, per primo nel pensiero occidentale, l’ha formulata con estrema chiarezza: l’Ente Supremo, o se vogliamo Dio, non può che essere indifferenziato, e le creature suoi attributi.)
 A questo punto però sorge un’altra difficoltà: se l’Ente Supremo è da intendersi come Assoluto indifferenziato, non può evidentemente intendersi come persona, né come dotata di volontà, né come agente di alcunché, perché altrimenti non sarebbe indifferenziato (se fosse persona, sarebbe soggetto distinto dall’oggetto; se fosse volontà, sarebbe potenza distinta dall’atto; se fosse agente di qualcosa, sarebbe causa distinta dall’effetto ecc. ecc.). Eppure le differenziazioni, gli attributi dell’essere esistono (la mia esistenza ne é una prova): come possono le differenze derivare dall’Assoluto indifferenziato e al medesimo tempo applicarvisi per dar luogo al limitato, al contingente, al differenziato?
 L’unica soluzione che posso vedere a questo dilemma consiste nel superamento della dicotomia causa-effetto: tale dicotomia ha senso solo se consideriamo la questione da un punto di vista interno al “creato”, immersi nel flusso del tempo, dove la causa precede l’effetto; ma se consideriamo la questione da un punto di vista esterno al “creato”, dove il tempo non esiste, allora la causa non può precedere l’effetto, ma coincide con esso: l’effetto della causa è la causa stessa. Si innesca in tal modo un “corto circuito onto-logico” che non richiede altro supporto, bastevole com’è a sé stesso.
 E se si traggono le estreme conseguenze da tale ragionamento, si arriva a questa conclusione: l’Ente Supremo, inteso come Dio padre creatore, è il risultato finale della creazione, è la summa delle creature e al tempo stesso la loro origine. Nella coincidenza di causa ed effetto, creatore e creatura, creato ed increato, indifferenziato e determinato, si trova l’espressione più compiuta di quella coincidentia oppositorum in cui da secoli i filosofi ravvedono l’Assoluto.

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