Il Purgatorio non esiste
Pubblicato da Loris su Dicembre 11, 2007
Di recente la Chiesa Cattolica ha cautamente riconosciuto la possibilità che il Limbo non esista, in ritardo di almeno cinquecento anni rispetto a un’intelligenza di medio livello.
In un precedente articolo abbiamo affermato l’illogicità dell’Inferno; ora, prenderemo in esame il Purgatorio.
L’esigenza di postulare il Purgatorio nasce ovviamente dalla constatazione che nessun uomo, al termine dell’esistenza terrena, per quanto pura sia stata la condotta in vita, può essere degno di accedere immediatamente al Paradiso: di qui la necessità di un ulteriore periodo di purificazione, più o meno lungo, in cui liberarsi delle ultime scorie.
La stessa intelligenza di medio livello di cui dicevo sopra - che agevolmente si sarebbe sbarazzata del Limbo parecchi secoli fa, nonché di tanti altri orpelli e infantilismi della religione cattolica - non può non osservare che il Purgatorio, così concepito, assolve la medesima funzione della rinascita a nuove vite terrene: che differenza c’è fra il Purgatorio inteso come passaggio di espiazione ed elevazione, e la vita terrena che di per sé è essenzialmente, radicalmente, esperienza di sofferenza e purificazione?
Con quanta maggiore eleganza dottrinale e coerenza filosofica il medesimo problema viene affrontato e risolto dall’induismo (nella sua accezione più alta che è il vedanta) e dal buddhismo con le dottrine del samsara, del karman e del nirvana? E non dimentichiamo che queste dottrine – messe per iscritto nelle Upanishad ai tempi di Salomone, ma già allora assai antiche - precedono i patetici tentativi da parte di Mosé di inculcare in un “popolo dalla dura cervice” (che preferiva adorare un vitello d’oro) perfino il basilare principio del monoteismo.