FRAMMENTI

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Archivio per la categoria ‘Economia’

Speculazioni filosofico-finanziarie

Pubblicato da Loris su Dicembre 13, 2007

Vi confesso un segreto: sto per diventare milionario speculando in borsa, con una tecnica appresa su un trattato* dell’alchimista Fulcanelli, dove c’è un passaggio che mi è rimasto oscuro sino a poco tempo fa, eccolo:
 ”Rifuggi l’azione, la tua via è l’opzione, ma dalla terza luna in avanti; a ogni quarto fai più uno meno due più uno, che sia circa zero; sopra e sotto, non ti curar dei corsi; e questo è tutto”.
Estremamente chiaro.

* Il misterioso, leggendario, famigerato, introvabile, impronunciabile Necroeconomicon.

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Emissione di moneta e inflazione

Pubblicato da Loris su Ottobre 21, 2007

— Ma se gli Stati potessero emettere moneta senza indebitarsi, ci sarebbe un’inflazione altissima e incontrollata! È sempre accaduto così nella storia…
Tu che ormai hai capito come stanno le cose, la prima volta che ascolti questa obiezione rivolgi un sorriso all’interlocutore e cerchi di spiegargli; se dovesse obiettare una seconda volta, si meriterebbe quantomeno un’occhiataccia; una terza volta è sufficiente a togliere il saluto o a rompere un’amicizia.
Torniamo ora al nostro Sovrano (vedi post precedente) che, attorniato dai suoi ministri e consiglieri finanziari, sta riflettendo sulle operazioni monetarie appena compiute. Un giovane consigliere si fa avanti e, rispettoso ma deciso, espone il suo pensiero: — Maestà, l’operazione di emissione di moneta, così come è stata condotta, similmente a quanto avveniva nei tempi in cui ciò era affidato alla Banca Centrale, di proprietà privata, tale operazione dico appare insensata nel suo principio: a che serve vendere ai cittadini titoli di debito pubblico, se poi lo Stato riacquista gli stessi titoli con il denaro stampato dalla zecca? Non  equivale forse a spendere direttamente, in opere utili al popolo, quel medesimo denaro creato dal nulla?
— Cosa debbono udire le vostre orecchie Maestà! — interviene un anziano consigliere, — S’è mai sentita sciocchezza più grande? Se gli Stati potessero emettere moneta senza indebitarsi, ci sarebbe un’inflazione altissima e incontrollata! È sempre accaduto così nella storia…
Il primo consigliere, pazientemente, con garbo e risolutezza, interrompe il secondo e spiega: — Come si sarebbe fatto nei tempi in cui l’emissione di moneta spettava alla Banca Centrale? Il Governatore della Banca avrebbe deciso quale dovesse essere la quantità giusta di moneta da creare e tanto si sarebbe creato, non uno scudo in più né uno in meno. Ora, se noi consigliassimo al nostro amato Sovrano di creare esattamente tanta moneta quanta ne avrebbe ordinata il Governatore, della cui competenza e onestà non abbiamo motivo di dubitare (o dovremmo?), per quale ragione insorgerebbe maggiore inflazione che nel passato? Cambia forse qualcosa se la medesima politica monetaria viene decisa e applicata dal Sovrano, anziché da un istituto privato? Io rispondo che non può cambiare nulla, e che anzi ne seguono solo vantaggi, come il fatto di non indebitare lo Stato con l’emissione di nuova moneta.
Il Sovrano, di mentalità aperta, afferra subito il concetto del giovane consigliere, lo promuove a più alte cariche e manda in pensione il vecchio.
Che avreste fatto voi al suo posto?

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Il signoraggio

Pubblicato da Loris su Ottobre 19, 2007

Una delle principali funzioni delle Banche Centrali è quella di regolare la massa monetaria mediante, principalmente, le cosiddette “operazioni di mercato aperto”, che consistono nell’acquisto oppure nella vendita di titoli del debito pubblico sul mercato secondario (il Trattato di Maastricht vieta alle Banche Centrali la partecipazione diretta alle aste di collocamento dei titoli, il cosiddetto mercato primario, riservato agli investitori istituzionali autorizzati): acquistando titoli, la BC immette liquidità sul mercato, vendendo titoli viceversa ritira liquidità dal mercato; parte della liquidità immessa sul mercato consiste nelle banconote fisiche (il cosiddetto “circolante”), la restante parte essendo “moneta bancaria” o “scritturale”. Il Trattato assegna al SEBC la facoltà di stabilire, in maniera totalmente autonoma e indipendente dal potere politico, la quantità di liquidità e di circolante immessa nel mercato o ritirata, in funzione degli obiettivi della politica monetaria.
Le controversie sul tema del signoraggio vertono proprio su questo aspetto, ossia sul reddito monetario che il SEBC conseguirebbe dall’operazione di immissione nel mercato di nuovo circolante: infatti, con il nuovo denaro le BBCC acquistano titoli del debito pubblico, fruttiferi di interessi, a fronte dei soli costi tipografici (del tutto irrisori). Per gli accusatori del sistema, dunque, le BBCC acquistano valori reali (garantiti dal lavoro e dalle tasse dei cittadini) in cambio di carta straccia, non garantita da alcunché (dato che già dal 1971, come è noto, nessuna valuta è più convertibile in oro o altri metalli preziosi): il rendimento di tale “truffa” sarebbe pertanto di quasi il 100% in conto capitale, più interessi. Di tale colossale guadagno non v’è traccia nei bilanci della BCE e delle BBCC, giacché il circolante immesso sul mercato viene registrato come “passività”, equiparata esattamente dai titoli acquistati e posti come “attività”; di conseguenza i soli utili dichiarati dalle BBCC derivano sostanzialmente dagli interessi resi dai titoli acquistati, interessi che tuttavia vengono in buona parte versati agli Stati nazionali sia direttamente che con l’imposizione fiscale.
All’opposto, per i difensori del sistema non ci sarebbe alcuna truffa, perché è del tutto corretto sotto il profilo contabile registrare il circolante emesso come passività della BC: non ci può essere emissione di moneta senza creazione di debito — essi sostengono — e i titoli acquistati dalle BC rappresentano appunto la garanzia di tale debito, ossia ciò che garantisce il valore del circolante. Di conseguenza, non vi sarebbero alcuna truffa, né alcun artificioso occultamento di redditi spropositati: gli utili del SEBC sarebbero effettivamente quelli e solo quelli che si evincono dai bilanci; utili, peraltro, come detto, che in buona parte ritornano alle casse degli Stati.
Chi ha ragione? Coloro che accusano il sistema oppure coloro che lo difendono?
C’è uno strumento della logica che io prediligo in assoluto e a cui sovente ricorro per chiarire, prima di tutto a me stesso, le controversie più complicate: il ragionamento per assurdo. Fingo di accettare un determinato punto di vista e ne traggo le ultime conseguenze: qualora si giunga a conclusioni palesemente errate, insensate, grottesche, allora evidentemente le premesse su cui si fondava il ragionamento sono assurde, e il punto di vista è da rigettare. Per esclusione, sarà dunque valido il punto di vista opposto, nel caso in cui la discussione verta su due sole possibili posizioni (tertium non datur).
Applicato al caso specifico, il ragionamento può cominciare assumendo per buono il punto di vista dei difensori del sistema: in sintesi, i bilanci delle BBCC sono scritti correttamente e i titoli di debito, acquistati in contropartita dell’emissione di circolante, rappresentano la garanzia del valore del circolante stesso.
Facciamo un passo avanti e supponiamo che il SEBC sia interamente di proprietà pubblica: non ci dovrebbe essere nulla in contrario a supporre ciò (sarebbe anzi una situazione desiderabile dato che rappresenta lo status voluto per le BBCC dagli Statuti e dalle Carte Costituzionali degli Stati) e solo per una stortura del sistema (giudicata irrilevante dai difensori del sistema — ma lo è irrilevante? —) è accaduto che le BBCC e la stessa BCE siano quasi interamente di proprietà privata.
Diamo ora concretezza al ragionamento e immaginiamo che lo Stato, con tutte le sue facoltà (compresa in particolare quella di “battere moneta”), sia rappresentato dal Sovrano dello Stato. Il Sovrano, ora, intende emettere nuova moneta, non nel proprio interesse ma per quello della collettività: vediamo allora come si deve comportare secondo i criteri stabiliti dal SEBC, e giudicati corretti dai difensori del sistema. Il Sovrano innanzitutto deve emettere titoli di debito pubblico e venderli ai propri cittadini, tramite il sistema bancario: immaginiamoci allora il Sovrano che con la mano destra firma i titoli di debito e li cede ai propri cittadini, incassando denaro, che ripone nella propria tasca destra. Con questa operazione però il sovrano ha sottratto liquidità al mercato: ora dunque si tratta di “battere moneta” e di reimmettere liquidità nel mercato. Immaginiamoci allora il Sovrano che con la mano sinistra stampa nuove banconote in un quantitativo sufficiente a ricomprare i titoli di debito precedentemente venduti: immaginiamoci, dico, la mano sinistra del Sovrano che stampa le banconote e le porge ai propri cittadini, ottenendone in cambio i titoli di debito, che ripone nella propria tasca sinistra. Come è la situazione a questo punto? Nel mercato si trova la stessa liquidità che si trovava prima delle due operazioni del Sovrano; mentre nelle tasche di quest’ultimo si trovano, da una parte una somma di denaro, dall’altra un pacchetto di titoli di debito di pari importo. Ma debito nei confronti di chi? Debito contratto dallo Stato, cioè dalla collettività, nei confronti della collettività stessa: debitore e creditore coincidono: nulla è dovuto né in conto capitale né in interessi. Il pacchetto di titoli pertanto si può estrarre dalla tasca e stracciare, senza però tralasciare di spostare la somma di denaro (in maniera contabilmente corretta) dalla tasca destra a quella sinistra… Ora il Sovrano si trova con una somma di denaro nella propria tasca sinistra, una somma equivalente a quella che aveva fatto stampare, poco importa quali giri abbia fatto nel mercato; ma mica se la tiene, quella somma: è un sovrano “illuminato” che quella somma la vuole spendere per la collettività: estrae dunque il denaro dalla tasca e con esso fa realizzare opere utili e infrastrutture, dando lavoro a molti cittadini. Risultato finale: la liquidità è stata effettivamente immessa nel mercato, nella misura equivalente al denaro stampato, con grande beneficio per la collettività e senza alcun indebitamento nei confronti di chicchessia.
La morale di questa favola mi sembra evidente: il ragionamento per assurdo strappa la maschera, alza il velo dell’illusione e mostra il grottesco che si cela nella complicazione di un sistema che crea moneta indebitando i popoli, spremendo i popoli, defraudando i popoli di una ricchezza che appartiene a loro e che invece viene versata, con l’imposizione di tasse, al grasso banchiere.
La moneta appartiene al popolo nell’atto stesso in cui viene creata: è immediatamente spendibile: no occorre altra garanzia se non quella costituita dall’utilità delle opere che con essa saranno create. Non occorrono riserve d’oro e metalli preziosi, valute e titoli di debito: solo opere.
Esco dal tono pacato con cui ho condotto il ragionamento, esco dalla finzione del ragionamento per assurdo e sposo con decisione l’unica posizione ora possibile: il signoraggio è la più colossale truffa mai escogitata nella storia dell’umanità; chi vuol vedere la realtà, ora può vederla; chi preferisce chiudere gli occhi, affari suoi.

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