Il blog di Loris Bagnara

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Il libero arbitrio

Posted by Loris Bagnara su 27/10/2007

Io sono libero oppure la mia volontà è determinata?
Solitamente si intende per ‘libertà’ la possibilità, per un individuo, di esprimere la propria natura senza costrizioni né ostacoli (libertà esteriore). Analogamente, per ‘libero arbitrio’  si intende la possibilità per l’individuo (e la responsabilità) di agire secondo i dettami della propria coscienza, senza costrizioni né ostacoli (libertà interiore). Questo tuttavia non risolve il problema della libertà, né esteriore né interiore.
Poter agire secondo le proprie inclinazioni naturali non significa ancora essere liberi: infatti, chi o che cosa ha stabilito quelle che sono le inclinazioni che a me appaiono mie proprie, ossia naturali? Se mi dedico alla poesia perché mi piace la poesia piuttosto che la fisica, dovrei chiedermi chi o che cosa ha stabilito che mi debba piacere la poesia piuttosto che la fisica o qualunque altra disciplina; in altri termini, quando affermo che la mia volontà vuole qualcosa piuttosto che qualcos’altro, chi o che cosa ha fatto sì che la mia volontà voglia quel qualcosa e non qualunque altra cosa?
Vi sono tre possibili soluzioni al problema. Le mie inclinazioni naturali possono essere:
a) frutto di una mia libera scelta;
b) determinate dalla mia nascita e dalle leggi della natura;
c) frutto del caso.
Nella prima alternativa, è immediatamente chiaro che si incorre in una tautologia (il libero arbitrio è l’espressione incondizionata di una coscienza che ha stabilito sé stessa con un atto di libera scelta…), oppure in una regressione all’infinito (l’espressione “ho voluto far questo” presuppone “ho voluto la volontà di far questo” che a sua volta presuppone “ho voluto la volontà della volontà di far questo” e così via). Tale soluzione, dunque, è da scartare perché logicamente insostenibile.
Nella seconda alternativa il discorso si chiude immediatamente con la negazione del libero arbitrio: ciò che appare il frutto di una mia libera scelta è in realtà l’esito deterministico di un processo che avviene secondo le leggi naturali, come un qualunque altro fenomeno fisico. In altri termini, l’intuizione di essere liberi non sarebbe altro che un’illusione, alimentata dall’ignoranza delle cause che condizionano e determinano la coscienza.
Nella terza alternativa – e solo in questa –  si può ancora parlare di libero agire; ma a che prezzo? Al prezzo della mia totale irresponsabilità; come del resto anche nella seconda alternativa. Infatti, tanto nel caso che il mio agire sia determinato meccanicisticamente, quanto nel caso che sia indeterminato e indeterminabile come l’esito di un lancio di dadi, come si può ancora parlare di una mia responsabilità etica? E senza responsabilità, cosa resta del principio del libero arbitrio?
Nulla.

Nota:
Johann Fichte pone il libero arbitrio come una verità assiomatica, un principio primo indimostrato e indimostrabile: qualcosa di simile a un dogma di fede.

Biforcazioni per:L’inferno non esiste;METEORE | 209;LA COLPA | 303

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Una Risposta to “Il libero arbitrio”

  1. […] onnipotente, onnisciente, infinitamente buono.  Osservazioni al primo principio.  In un precedente articolo ho dimostrato come il libero arbitrio sia ontologicamente impossibile, a meno che non lo si ponga […]

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