Il blog di Loris Bagnara

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Archive for the ‘Religione’ Category

Dio, il prodotto finale dell’evoluzione

Posted by Loris Bagnara su 05/01/2013

In occultismo ai seguenti due principi si riconosce  validità assoluta: la legge di causa-effetto e la legge del divenire di tutte le cose.

Non c’è causa senza effetto, né effetto senza causa.
Non c’è cosa che resti uguale a sé stessa.

Se ciò è vero, allora non ci può essere una prima causa, né ci può essere un ultimo effetto. L’unico modo corretto di concepire la catena delle causalità è, simbolicamente, mediante una forma circolare, in cui l”ultimo’ effetto si salda alla ‘prima’ causa.

Da ciò discende un importante corollario sulla concezione di Dio: Dio è al tempo stesso causa prima dell’universo manifestato, ma anche il risultato finale del suo processo evolutivo, di cui l’uomo costituisce un passaggio. L’uomo è destinato a divenire un Logos, creatore a sua volta di un cosmo.

Un paradosso inevitabile, che non lascia scampo, che dobbiamo cogliere intuitivamente; che non possiamo pensare di comprendere razionalmente, se non nel senso – in negativo – che nessun’altra concezione di Dio è razionalmente sostenibile.

Segnalo la pubblicazione in formato epub, nella lingua inglese originale, di un testo fondamentale per la teosofia e l’occultismo: Esoteric Buddhism, di Alfred Percy Sinnett, la cui prima edizione fu pubblicata a Londra nel 1883.

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Il Purgatorio non esiste

Posted by Loris Bagnara su 11/12/2007

Di recente la Chiesa Cattolica ha cautamente riconosciuto la possibilità che il Limbo non esista, in ritardo di almeno cinquecento anni rispetto a un’intelligenza di medio livello.
In un precedente articolo abbiamo affermato l’illogicità dell’Inferno; ora, prenderemo in esame il Purgatorio.
L’esigenza di postulare il Purgatorio nasce ovviamente dalla constatazione che nessun uomo, al termine dell’esistenza terrena, per quanto pura sia stata la condotta in vita, può essere degno di accedere immediatamente al Paradiso: di qui la necessità di un ulteriore periodo di purificazione, più o meno lungo, in cui liberarsi delle ultime scorie.
La stessa intelligenza di medio livello di cui dicevo sopra – che agevolmente si sarebbe sbarazzata del Limbo parecchi secoli fa, nonché di tanti altri orpelli e infantilismi della religione cattolica –  non può non osservare che il Purgatorio, così concepito, assolve la medesima funzione della rinascita a nuove vite terrene: che differenza c’è fra il Purgatorio inteso come passaggio di espiazione ed elevazione, e la vita terrena che di per sé è essenzialmente, radicalmente, esperienza di sofferenza e purificazione?
Con quanta maggiore eleganza dottrinale e coerenza filosofica il medesimo problema viene affrontato e risolto dall’induismo (nella sua accezione più alta che è il vedanta) e dal buddhismo con le dottrine del samsara, del karman e del nirvana? E non dimentichiamo che queste dottrine – messe per iscritto nelle Upanishad ai tempi di Salomone, ma già allora assai antiche – precedono i patetici tentativi da parte di Mosé di inculcare in un “popolo dalla dura cervice” (che preferiva adorare un vitello d’oro) perfino il basilare principio del monoteismo.

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I livelli della creazione

Posted by Loris Bagnara su 26/11/2007

Dall’Assoluto indifferenziato e impersonale (Brahman), all’Ente Supremo personale (Isvara), la creazione si dispiega lungo una concatenazione di livelli gerarchicamente collegati, richiusa su sé stessa (l’ultimo livello coincide con il primo, la causa coincide con l’effetto). Ciascun livello è creato dal livello immediatamente superiore e a sua volta esso crea quello immediatamente inferiore; ciascun livello è ‘reale’ per sé, ‘virtuale’ per quello superiore e ‘trascendente’ per quello inferiore. In altri termini, i concetti di ‘realtà’, ‘virtualità’ e ‘trascendenza’ non sono assoluti, ma dipendono dal punto di vista in relazione al livello considerato (se, rispettivamente, ‘interno’, ‘superiore’ o ‘inferiore’).

Nota
Nei prossimi articoli userò la locuzione “Ente Supremo” per intendere il concetto di Assoluto indifferenziato e impersonale (ciò che l’induismo chiama Brahman), mentre userò la locuzione “Dio Supremo” per intendere il concetto di Dio attivo e personale (ciò che l’induismo chiama Isvara).

Biforcazioni per: COSMOAGONIE | 206

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La creazione increata

Posted by Loris Bagnara su 22/11/2007

Il concetto di “creazione” da parte di un Ente Supremo è logicamente insostenibile.
 Se lo si intende (come pare inevitabile) nell’accezione di “trarre una entità dal nulla”, allora ne segue che l’Ente Supremo non è illimitato (perché altrimenti includerebbe ab origine l’ente creato), né assoluto (perché risulterebbe ontologicamente definibile in opposizione all’ente creato); ciò però è in contraddizione con qualsiasi concetto sensato di Ente Supremo.
 Esclusa tale accezione di significato, non resta che intendere la creazione come autodelimitazione dell’Ente Supremo; ossia, applicazione di attributi all’Essere indifferenziato, l’Assoluto. (Del resto non si tratta di un’dea nuova: Spinoza, per primo nel pensiero occidentale, l’ha formulata con estrema chiarezza: l’Ente Supremo, o se vogliamo Dio, non può che essere indifferenziato, e le creature suoi attributi.)
 A questo punto però sorge un’altra difficoltà: se l’Ente Supremo è da intendersi come Assoluto indifferenziato, non può evidentemente intendersi come persona, né come dotata di volontà, né come agente di alcunché, perché altrimenti non sarebbe indifferenziato (se fosse persona, sarebbe soggetto distinto dall’oggetto; se fosse volontà, sarebbe potenza distinta dall’atto; se fosse agente di qualcosa, sarebbe causa distinta dall’effetto ecc. ecc.). Eppure le differenziazioni, gli attributi dell’essere esistono (la mia esistenza ne é una prova): come possono le differenze derivare dall’Assoluto indifferenziato e al medesimo tempo applicarvisi per dar luogo al limitato, al contingente, al differenziato?
 L’unica soluzione che posso vedere a questo dilemma consiste nel superamento della dicotomia causa-effetto: tale dicotomia ha senso solo se consideriamo la questione da un punto di vista interno al “creato”, immersi nel flusso del tempo, dove la causa precede l’effetto; ma se consideriamo la questione da un punto di vista esterno al “creato”, dove il tempo non esiste, allora la causa non può precedere l’effetto, ma coincide con esso: l’effetto della causa è la causa stessa. Si innesca in tal modo un “corto circuito onto-logico” che non richiede altro supporto, bastevole com’è a sé stesso.
 E se si traggono le estreme conseguenze da tale ragionamento, si arriva a questa conclusione: l’Ente Supremo, inteso come Dio padre creatore, è il risultato finale della creazione, è la summa delle creature e al tempo stesso la loro origine. Nella coincidenza di causa ed effetto, creatore e creatura, creato ed increato, indifferenziato e determinato, si trova l’espressione più compiuta di quella coincidentia oppositorum in cui da secoli i filosofi ravvedono l’Assoluto.

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Razionalità e realtà

Posted by Loris Bagnara su 19/11/2007

“Tutto ciò che è reale è razionale; tutto ciò che è razionale è reale” (Hegel). In forza di questo principio si è dichiarato il fallimento del socialismo, uscito sconfitto dalla storia e dunque sconfitto anche sul piano teoretico.
 Tuttavia, alla luce di questo criterio dovremmo decretare il fallimento (storico e dunque teoretico)  anche di tutte le principali religioni, nessuna delle quali è riuscita a conformare la società ai propri principi.

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Essere e non-essere

Posted by Loris Bagnara su 14/11/2007

Due sono le domande fondamentali.

1) Perché esiste qualcosa, anziché niente? (Niente sarebbe più facilmente spiegabile – Leibniz).

2) Posto che:
a) io sono un essere contingente, persona, dotato di autocoscienza;
b) esista un Dio Supremo, persona, dotato di autocoscienza, causa incausata del mio essere contingente (dottrina cristiana);
– Perché io non sono Dio e Dio non è me? (Essendo io un essere contingente, proprio perché contingente non è necessario che io sia ciò che sono; potrei essere qualunque altra persona dotata di autocoscienza: qualunque altro essere contingente oppure anche non contingente: Dio, appunto.)

Il principio di ragion sufficiente esige che vi sia sempre una ragione per cui le cose sono ciò che sono; quando si diano più alternative tutte possibili, senza che l’una escluda di necessità l’altra, allora tutte debbono essere realizzate.

Nel caso specifico posto dalla prima domanda si danno quattro alternative: a) l’essere esiste; b) l’essere non esiste; c) il non-essere esiste; d) il non-essere non esiste. Queste alternative, formalmente quattro, sostanzialmente si riducono a due: due “mondi” che coesistono al tempo stesso: il mondo A (“qualcosa esiste”) e il mondo non-A (“non esiste nulla”).  Tuttavia, come materia e antimateria, i due mondi non possono logicamente manifestarsi l’uno all’altro, benché entrambi ontologicamente reali. Da ciò deriva che la premessa su cui si fonda la prima domanda (la non necessità dell’essere), è infondata: l’essere e il non-essere sono entrambi necessari e reali. (Parmenide però affermava: l’essere è e non può non essere.)

Nel caso posto dalla seconda domanda, il principio di ragion sufficiente dà una sola via d’uscita: io sono (devo essere) Dio. Io sono (devo essere) al tempo stesso contingente e incausato. Sorprendente, no?

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L’Inferno non esiste

Posted by Loris Bagnara su 06/11/2007

Esiste l’Inferno?

Assumiamo per ipotesi i principi della dottrina cattolica ossia:
1) il libero arbitrio esiste;
2) Dio è il Padre di tutte le creature;
3) Dio è onnipotente, onnisciente, infinitamente buono.

Osservazioni al primo principio.
In un precedente articolo ho dimostrato come il libero arbitrio sia ontologicamente impossibile, a meno che non lo si ponga quale assioma: come tale viene assunto ai fini della presente discussione.

Osservazioni al secondo principio.
Che significa  “Dio è il Padre di tutte le creature”? S’intende dire “tutte le creature create” (effettivamente) oppure “tutte le creature creabili” (potenzialmente)? Le creature creabili sono infinite; fra queste infinite creature potenziali, ve ne sarebbero infinite che con l’uso del proprio libero arbitrio, agendo rettamente, si guadagnerebbero il Paradiso, mentre ve ne sarebbero altre che, agendo male, si meriterebbero l’Inferno (a meno che l’infinita bontà divina non renda possibile la salvezza anche di quelle creature che, in apparenza, non lo avrebbero meritato).

Osservazioni al terzo principio.
Se Dio – onnisciente – conosce il destino di ogni creatura prima ancora di crearla, è pensabile che, pur sapendo con assoluta certezza che una sua creatura è destinata al tormento eterno, Egli decida ugualmente di crearla? E’ compatibile ciò con la sua infinita bontà, dato che Egli non ha alcun obbligo? Certamente no; e a nulla vale l’obiezione che quella creatura si meriterebbe la punizione: infatti, se essa non fosse creata, non potrebbe meritarsi nulla.

Raccogliendo le osservazioni di cui sopra ne discendono due possibili alternative:
a) alla fine dei tempi Dio non avrà creato tutte le creature creabili, ma solo quelle che si meritano il Paradiso;
b) alla fine dei tempi Dio avrà creato tutte le creature creabili, ma tutte saranno salvate (apocatastasi).

In entrambi i casi l’Inferno non avrebbe ragione di esistere, perché se esistesse sarebbe necessariamente vuoto.

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L’universalità di Cristo

Posted by Loris Bagnara su 15/10/2007

Il Cristianesimo ci insegna che con l’incarnazione di Cristo è stato sconfitto il peccato originale, riscattando così la condizione umana viziata alla radice dal male.
Ciò che io propongo, ora, è di valutare le implicazioni che discendono da un allargamento degli orizzonti fino a considerare l’eventualità che gli esseri umani non siano gli unici esseri pensanti dell’universo.
Quale sarebbe il ruolo di Cristo in tal caso?
Tutti gli essere pensanti nell’universo hanno bisogno di Cristo per la propria salvezza?
Tutti gli esseri pensanti dell’universo sono macchiati dal peccato originale?
Alla prima domanda si risponde dopo aver risposto alla seconda e alla seconda si risponde dopo la terza.
La logica direbbe che il ruolo di Cristo è realmente universale solo se tutti gli esseri pensanti (o meglio: tutte le specie di esseri pensanti) dell’universo hanno bisogno di Cristo per la propria salvezza, come accade all’umanità; ma Cristo è necessario alla salvezza solo se la creatura è insufficiente a ciò, ossia se la sua esistenza è viziata alla radice dal male.
Si danno solo due risposte alla terza domanda: sì o no: o si dà il caso che tutti gli esseri pensanti dell’universo siano viziati alla radice dal male, oppure si dà il caso che non tutti lo siano.
In quest’ultimo caso l’implicazione che ne discende è evidente: la terza ipostasi della divinità, il Figlio, sarebbe affatto superflua per tutti quelle creature pensanti che non sono contaminate dal male: l’universalità di Cristo e il concetto stesso della Trinità ne risulterebbero fortemente limitati, sminuiti.
Ma anche il caso opposto non sarebbe immune da pesanti conseguenze: supponiamo infatti che tutte le creature pensanti dell’universo siano contaminate dal male e che pertanto necessitino di Cristo per la propria salvezza: l’universalità di Cristo e la pienezza della Trinità risulterebbero ingigantite dall’allargamento degli orizzonti aldilà della sfera umana, ma a che prezzo però? Al prezzo di dover ammettere che tutte – ma proprio tutte – le creature di Dio hanno tradito le aspettative del Padre proprio come fece l’umanità.
È concepibile che tutte le creature di Dio nell’universo abbiano fatto cattivo uso del dono del libero arbitrio? Finché si trattava solo dell’umanità – cioè di un singolo caso, inteso come specie – potevamo anche crederlo; ma di fronte a una piaga universale non è forse lecito pensare che se il male è così capillarmente diffuso, lo si deve al suo creatore e non alle creature?
E inoltre: sarebbe già doloroso per un padre constatare che uno dei figli ha imboccato la strada del crimine ignorando i giusti insegnamenti ricevuti; nessuno darebbe la colpa al padre che ha fatto quanto umanamente possibile; ma che dire del Padre celeste i cui figli – tutti, dal primo all’ultimo, milioni, miliardi, miliardi di miliardi di liberi individui… – hanno mostrato di inclinare al male?
Possiamo immaginare un bilancio più catastrofico e fallimentare per un padre, non diciamo umano, con tutti i suoi limiti, ma divino e pertanto – in teoria – onnipotente?

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