Il blog di Loris Bagnara

nel giardino dei sentieri che si biforcano

Archive for the ‘—’ Category

L’incrollabile fede del materialista

Posted by Loris Bagnara su 01/07/2013

Margherita Hack, che ci ha lasciato pochi giorni fa, è esponente di spicco di quel pensiero scientifico rigorosamente materialista, secondo cui l’universo si giustifica da sé. L’illustre scienziata sosteneva  – non con le seguenti precise parole, ma nella sostanza – che l’universo sarebbe come un fantasmagorico mazzo di carte che si combinano in una mutevole, caleidoscopica, stupefacente armonia di figure, colori, simboli, numeri… In più, questo prodigioso mazzo di carte avrebbe la capacità di giocarsi da solo – e straordinariamente bene – a briscola.

Alcuni, lo sappiamo, obbiettano dubbiosi: “Ma queste carte chi le ha disegnate? Le regole del gioco, chi le ha dettate? E chi si occupa che vengano rispettate?”
Margherita Hack, forse, ne riderebbe.

Ignoranti, che non sanno nulla di scienza.

ALBERO SEPHIROTICO

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In morte di mia madre

Posted by Loris Bagnara su 13/02/2013

Esattamente una settimana fa mia madre esalava il suo ultimo respiro, mentre io le tenevo la testa sollevata e la chiamavo nel vano tentativo di ricondurla indietro.

Assistere all’agonia di una persona cara – minuto per minuto, rantolo dopo rantolo – è un’esperienza estrema, un evento prodigioso che tocca a un tempo il baratro del più disperato orrore e la vetta della più sublime commozione. In quei momenti pensi di non riuscire a sopportare quanto ti accade, ti sembra impossibile, quasi sovrumano; ma al tempo stesso sei come inebriato dalla profondità dell’esperienza umana che ti si offre.

Come essere legati a una fune e sollevati da un aerostato fino a 30.000 metri d’altezza, appesi nel vuoto della stratosfera: restare così, diviso fra la vertigine di un terrore sconfinato e l’esaltazione per il privilegio di un’esperienza unica, indescrivibile.

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Dio, il prodotto finale dell’evoluzione

Posted by Loris Bagnara su 05/01/2013

In occultismo ai seguenti due principi si riconosce  validità assoluta: la legge di causa-effetto e la legge del divenire di tutte le cose.

Non c’è causa senza effetto, né effetto senza causa.
Non c’è cosa che resti uguale a sé stessa.

Se ciò è vero, allora non ci può essere una prima causa, né ci può essere un ultimo effetto. L’unico modo corretto di concepire la catena delle causalità è, simbolicamente, mediante una forma circolare, in cui l”ultimo’ effetto si salda alla ‘prima’ causa.

Da ciò discende un importante corollario sulla concezione di Dio: Dio è al tempo stesso causa prima dell’universo manifestato, ma anche il risultato finale del suo processo evolutivo, di cui l’uomo costituisce un passaggio. L’uomo è destinato a divenire un Logos, creatore a sua volta di un cosmo.

Un paradosso inevitabile, che non lascia scampo, che dobbiamo cogliere intuitivamente; che non possiamo pensare di comprendere razionalmente, se non nel senso – in negativo – che nessun’altra concezione di Dio è razionalmente sostenibile.

Segnalo la pubblicazione in formato epub, nella lingua inglese originale, di un testo fondamentale per la teosofia e l’occultismo: Esoteric Buddhism, di Alfred Percy Sinnett, la cui prima edizione fu pubblicata a Londra nel 1883.

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Il progetto di Giza

Posted by Loris Bagnara su 13/10/2012

ISBN_978-88-907874-0-9
Autore: Loris Bagnara

Abstract:
” Sottoposte ad attenta analisi, le tre piramidi di Giza rivelano un sofisticato disegno che codifica molti chiari segnali: segnali che tradiscono una straordinaria padronanza delle tecniche costruttive e profonde conoscenze geometriche e matematiche, ponendo agli studiosi d’oggi una seria sfida. Qual è lo scopo d’un progetto tanto sofisticato? Sappiamo davvero tutto sull’antica civiltà egizia e sulle sue origini? “

L’e-book è in formato epub, leggibile su tutti i dispositivi; è in vendita su tutte le principali librerie on-line (per i dettagli vedi Loris Bagnara Edizioni).
Si può acquistare al prezzo speciale di € 4,99 anziché € 5,99, direttamente al mio bookshop.

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Il dado e la mappa di vetro

Posted by Loris Bagnara su 20/03/2012

L’ultimo romanzo di Cristiano De Liberato.

Può la passione per l’antichità portare due amici a vivere un’avventura che, nata come un gioco, si trasforma poco per volta in una sensazionale scoperta in grado di dare la risposta a uno dei più grandi interrogativi dell’umanità?

Il cerchio si chiude. Mentre riaffiorano eventi antichissimi, in una sorta di ping-pong tra l’America Latina, l’Europa e l’Asia, si intrecciano vicende del tutto impermeabili ai fatti e ai secoli trascorsi e che anzi acquistano proprio per questo un significato importante: tutto è rimasto così nascosto e indecifrato fino a oggi, perché solo adesso chi vuole può capire…

“Il mio intento non è certo quello di convincere, né tantomeno m’illudo di svelare un nuovo dogma…
Ma se riuscirò a instillare in voi un minuscolo, piccolissimo dubbio, ecco che allora l’aver letto questo libro, sicuramente, vi avrà reso più saggi.”

CDL


Concludo dicendovi che al lettore del libro è riservata una piccola sorpresa, che riguarda anche il sottoscritto… Non dico altro!

Acquistabile qui. Buona lettura.

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H.I.Q.

Posted by Loris Bagnara su 30/10/2011

Trentatrè brevissimi componimenti più un prologo: cento versi per H.I.Q. fra intuizioni filosofiche, riflessioni esistenziali, folgoranti visioni della natura.

Ebook scaricabile gratuitamente.

Buona lettura.

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Le origini segrete dell’Europa unita

Posted by Loris Bagnara su 19/10/2011

È con piacere che vi informo della pubblicazione del mio articolo Le origini segrete dell’Europa unita sul n. 94 di Nexus New Times.

L’articolo illustra le tesi fondamentali espresse nel libro di Paolo Rumor L’altra Europa (Hobby&Work, 2010), al quale ho collaborato su invito dell’autore il quale, dopo aver letto il mio libro Il segreto di Giza, comprese che le mie ricerche mostravano straordinarie connessioni con il materiale di cui egli disponeva.

 

Suggerisco anche di visitare il sito dell’Associazione Culturale PANGEA, dove si parla di questo libro in relazione a tematiche molto affini alle mie ricerche: civiltà perdute, cataclismi globali, enigmi della storia e altro.

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Comunicazione di servizio

Posted by Loris Bagnara su 15/10/2011

La natura di questo sito è mutata rispetto alle intenzioni iniziali.

Quando ho cominciato, intendevo sviluppare un complesso progetto iperletterario che raccogliesse tutti i miei scritti (‘frammenti’, di qui appunto il titolo originale di questo blog). Poi, resomi conto che era tecnicamente difficile da realizzare e da gestire, ho trasferito il progetto FRAMMENTI  in uno spazio dedicato (http://lorisbagnara.interfree.it/); questo per la prosa. Per la poesia, ho raccolto la mia produzione nel progetto, anch’esso iperletterario, ARCANI (http://lorisbagnara01.blogspot.com/).

Inoltre, ho aperto anche altri spazi web dove è possibile leggere on line alcune singole opere in prosa: IL DIARIO DI MRT DEMML (http://lorisbagnara02.blogspot.com/), LE AVVENTURE DI JASON VELASCO | TERRA NOVA  (http://lorisbagnara03.blogspot.com/), METEORE (http://lorisbagnara04.blogspot.com/).

Buona parte della mia produzione in prosa è poi finita negli ebook  MUTAZIONI e COSMOaGONIA che ho recentemente pubblicato.

In definitiva, questo sito sarà semplicemente “il blog di Loris Bagnara”: trait d’union dei miei diversi progetti sparsi per il web e punto di raccolta delle mie riflessioni e dei miei interessi, che non si limitano alla letteratura. A questo proposito, concludo ricordando che gli ultimi sviluppi delle mie ricerche nell’ambito della storia antica, dell’archeologia e dell’archeoastronomia si possono leggere al sito IL MODELLO CELESTE DI GIZA (http://ilmodellocelestedigiza.wordpress.com/).

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Emissione di moneta senza debito

Posted by Loris Bagnara su 01/08/2011

In due precedenti post dedicati ai misteri del denaro (Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione), ho evidenziato come alla base del meccanismo di emissione di moneta vi sia un’evidente illogicità. Vediamo di riassumerne gi aspetti principali, per poi sviluppare una considerazione conclusiva.

  1. Gli Stati finanziano le proprie esigenze di spesa emettendo titoli di debito che vengono acquistati nel mercato primario dai compratori istituzionali e poi distribuiti nel mercato secondario.
  2. Nel mercato secondario (e solo in questo), possono agire le Banche Centrali dell’area euro, acquistando/vendendo titoli a seconda che l’intento sia di aumentare/ridurre la massa monetaria.
  3. L’operazione di acquisto titoli da parte della BC si realizza tramite emissione di moneta (cartacea o scritturale): la nuova moneta entra in circolo nel sistema, mentre il corrispettivo in titoli di debito resta alla BC come deposito a garanzia e produce interessi che vanno all’attivo nel bilancio della stessa BC.
  4. La legge prevede che l’utile di gestione conseguito  della BC ritorni pressoché interamente allo Stato; non è proprio così in verità, perché le spese di gestione assorbono gran parte dei rendimenti finanziari dei titoli a deposito, lasciando un utile piuttosto risicato; tuttavia, semplificando, possiamo anche assumere che le spese siano pari a zero e che pertanto i rendimenti finanziari all’attivo della BC possano ritornare interamente allo Stato.
  5. Un corollario del punto precedente è che l’emissione di nuova moneta (cartacea o scritturale che sia) non ha costi per lo Stato (nell’ipotesi di gestione del debito a costo zero), perché gli interessi pagati sul corrispettivo debito ritornano interamente allo Stato stesso.
  6. Un ulteriore corollario è, come si diceva all’inizio, l’assoluta illogicità del meccanismo di emissione di moneta sopra descritto: infatti, se è vero che in un sistema perfetto (costi di gestione pari a zero) gli oneri finanziari relativi all’emissione di nuova moneta ritornano interamente allo Stato, ne consegue che l’emissione di moneta si attua apparentemente a debito, ma in realtà senza oneri; ciò significa che l’emissione di moneta potrebbe essere attuata direttamente dagli Stati, senza l’inutile passaggio dell’emissione di titoli di debito (e ciò è tanto più vero in quanto si consideri che la gestione del debito non è affatto a costo zero, bensì – come tutte le ‘macchine’ – ha un’efficienza sempre inferiore – di gran lunga, in questo caso – al 100%).
  7. Riassumendo le considerazioni di cui sopra in una sentenza finale, ne risulta una conclusione sconvolgente per il paradigma finanziario attuale: l’emissione di nuova moneta, nella quantità ritenuta opportuna per il buon funzionamento del Sistema-Paese, può essere attuata direttamente dallo Stato, ossia in poche parole spendendo direttamente il denaro senza dover nulla a nessuno.

Nella realtà come sappiamo accade ben diversamente: poiché la gestione del debito ha un costo (vedremo in seguito di quantificarlo almeno approssimativamente) l’emissione di nuova moneta si traduce in un onere per lo Stato, il che significa incremento del debito, interessi da pagare sull’incremento del debito, ulteriore incremento del debito etc il tutto a carico della collettività, che viene chiamata a rispondere di tali oneri attraverso il pagamento delle imposte. Tutto questo sarebbe (quasi) accettabile  se gli oneri ricadessero equamente distribuiti su tutti i cittadini, ma è evidente che non è così. Se i titoli di debito di uno Stato fossero equamente distribuiti fra tutti i cittadini, ciascuno percepirebbe interessi nella stessa misura in cui è chiamato a pagare le imposte che servono allo Stato per assolvere i propri impegni finanziari. Questa semplice considerazione spalanca le porte ad un’altra illogicità: se ciascuno ricevesse interessi nella stessa misura in cui versasse allo stato imposte a copertura di quegli interessi, sarebbe inutile per lo Stato emettere titoli di debito e inutile per i cittadini tenerli in portafoglio. Ci si potrebbe sbarazzare tranquillamente del debito, confermando e generalizzando la sconvolgente conclusione parziale di cui sopra. Del resto, questa è una conclusione del tutto ovvia se si pensa che il debito pubblico è un debito del tutto particolare, ossia è il debito dello Stato nei confronti dei propri cittadini, vale a dire che è il debito dei cittadini nei confronti di sé stessi, qualcosa di simile al debito della tasca sinistra nei confronti della tasca destra…

In verità il debito pubblico ha un’importante – benché diabolica – funzione, che è quella di drenare denaro dai ceti meno abbienti a quelli benestanti: è evidente, infatti, che i titoli di debito pubblico non siano equamente distribuiti, ma si concentrino nelle mani di chi ha capitale da investire; non certo i soggetti più deboli che faticano ad arrivare alla fine del mese (altro che accumulare risparmi da investire in “pezzi di debito”!). Accade pertanto che i forti investitori percepiscano più interessi sul debito di quante imposte paghino sul debito stesso, e il contrario accade per i ceti deboli. Si configura quindi un flusso di denaro che – mascherato dall’impegno dello Stato  a “mantenere in ordine i conti” – migra dalle tasche dei poveri per infilarsi felicemente in quelle dei ricchi. Mi è difficile, al momento, quantificare tale flusso, ma non c’è alcun dubbio che qualitativamente accada proprio questo.

Riflettiamo ora sul rovesciamento del paradigma sopra enunciato: lo Stato può liberamente spendere le somme corrispondenti all’incremento di massa monetaria che si ritiene adeguato a garantire il buon funzionamento del sistema paese; ma che significa “buon funzionamento del Sistema-Paese”? Non c’è dubbio che il Sistema-Paese possa dirsi ben funzionante quando garantisce piena occupazione e pieno utilizzo delle risorse umane e materiali (trascuriamo per il momento gli aspetti soggettivi del benessere, e atteniamoci seppur riduttivamente ai soli aspetti materiali). Ne consegue che qualunque spesa indirizzata in tal senso sia da ritenersi adeguata e ben fondata; in altri termini, utilizzare l’emissione di moneta per investimenti produttivi, che vanno nel senso di un più ampio utilizzo delle risorse umane e materiali, è da ritenersi non solo appropriato, ma addirittura necessario se lo Stato vuole adempiere al proprio compito, che è quello di migliorare la vita dei propri cittadini.

Perché allora schiere di (pseudo)economisti ci insegnano che lo Stato non può emettere moneta se non a debito, agitandoci davanti al naso lo spauracchio di una devastante inflazione stile Repubblica di Weimar? Eppure basta un ragionamento molto semplice per confutare le tesi di questi economisti, anche a prescindere dalle considerazioni sul debito fatte poc’anzi. Il ragionamento è il seguente.

Nessuno di questi (pseudo)economisti, credo, avrebbe nulla da eccepire teoricamente se lo Stato decidesse di emettere nuova moneta a fronte dell’accantonamento, come deposito a garanzia, di un quantitativo d’oro di pari valore. Infatti, si tratta proprio di ciò che regolarmente fanno le Banche Centrali, ossia mantenere in pareggio il passivo costituito dalla moneta circolante e l’attivo costituito dai depositi a garanzia: titoli di debito, valuta straniera e metalli preziosi, in particolare l’oro appunto, che storicamente è sempre stato la misura e la garanzia del valore del denaro. Possiamo immaginare ad esempio che lo Stato possegga giacimenti d’oro inutilizzati e che decida finalmente di sfruttarli, posto il caso che i costi di estrazione non siano superiori al valore dell’oro estratto. Se anche mancassero i capitali per avviare l’estrazione, lo Stato potrebbe anticipare il valore dell’oro estratto emettendo come nuova moneta le somme necessarie; poi, avviata l’estrazione dell’oro, questo potrà essere vincolato in garanzia del denaro precedentemente emesso. Se poi si dà il caso, molto probabile, che il valore dell’oro estratto sia abbondantemente superiore al costo di estrazione, accade addirittura che lo Stato possa emettere più moneta di quanta ne occorra per alimentare l’estrazione, potendo così avviare in un ciclo virtuoso altri investimenti produttivi.

Ora, quegli (pseudo)economisti dovrebbero spiegarci che cosa impedirebbe di sostituire l’oro – che per inciso non serve a nulla, se non a brillare intorno a dita, polsi e colli di belle signore – con qualunque altro bene dotato di valore e di reale utilità: ad esempio un ponte, un porto, un aeroporto, un’autostrada, un ospedale, la bonifica di un terreno improduttivo, un’insediamento artigianale, industriale, turistico etc. Qualunque bene dotato di valore, perché di acclarata utilità, dovrebbe funzionare quanto l’oro.

Ed ecco la conclusione del ragionamento. Come avveniva nell’esempio dell’estrazione dell’oro, se lo Stato decidesse di avviare un investimento produttivo di qualunque genere, purché orientato ad incrementare l’occupazione e l’utilizzo di risorse umane e materiali, potrebbe farlo semplicemente emettendo il denaro necessario alla sua realizzazione anziché, come avviene adesso, prendere in prestito i capitali privati: il bene futuro, infatti, una volta realizzato, sarà esso stesso garanzia del denaro emesso. Del resto, ciò avviene anche quando un’impresa privata accende un mutuo per effettuare un’operazione immobiliare: l’immobile, non ancora costruito, è posto a garanzia ipotecaria del prestito ricevuto; ma quel che cambia  in questo caso, quando lo Stato – cioè la collettività – si sostituisce all’impresa privata, è che la collettività presta denaro a sé stessa, e pertanto nulla deve se non a sé stessa, né in conto capitale né in interessi.

A rendere ulteriormente vantaggioso e meno oneroso un investimento diretto della collettività, con denaro creato allo scopo, sta il fatto che una parte rilevante del costo dell’investimento – che va ad incrementare il PIL – rientrerà nelle casse dello Stato sotto forma di imposte dirette e indirette.

Perché gli Stati non agiscano così, ma si assogettino senza riserve alla logica del debito senza fine e senza scampo, è presto detto: l’oligarchia finanziaria per i propri esclusivi interessi è riuscita ad imporre – con l’autorevolezza dei media e dei servo-intellettuali di cui dispone in abbondanza – un modello di pensiero aberrante e a compiere un formidabile lavaggio del cervello su scala planetaria, che fa apparire normale il mondo degli schiavi di Matrix.

[Vedi anche Il signoraggio e Emissione di moneta e inflazione]

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FRAMMENTI: un progetto di iperletteratura

Posted by Loris Bagnara su 21/06/2009

In occasione della pubblicazione on line del mio progetto web ipertestuale FRAMMENTI, voglio inaugurare una serie di contributi sul tema dell’iperletteratura.
Inizio con questo articolo di Piero Bannucci, da La Stampa:

Scrittore, ti voglio ipertestuale
Libro dei libri, l’e-Book non sarà solo un nuovo modo di leggere. Sarà anche un nuovo modo di scrivere. Con l’e-Book il testo diventerà fatalmente un ipertesto. Lo scrittore un iper-scrittore. Pensate a Internet: la pagina Web che vi trovate davanti sembra piatta come lo schermo del computer. Ma in realtà è tridimensionale. Nel senso che sotto ogni parola cliccabile (link) si nasconde un altro testo: creano una relazione le diverse parti del discorso. Ma mentre la sintassi connette gli elementi della frase in modo sequenziale e obbligato, la rete dei link è ad accesso libero: differenza essenziale. Per i “classici” l’e-Book potrà offrire come ipertesto dizionari, apparati di note, commenti, documentazione. In saggi e manuali, le risorse ipertestuali sono ovvie e ricchissime. Ma per la narrativa le possibilità creative che si aprono sono davvero rivoluzionarie. La struttura di un romanzo classico – pensate ai Promessi Sposi – è sequenziale e a due dimensioni. Dal rapimento di Lucia alle nozze con Renzo si va lungo un percorso a senso unico. Un romanzo ipertestuale, invece, non è più sequenziale e ha tre dimensioni: la rete dei link rende l’opera strutturalmente “aperta” in un senso assai più radicale di quello che intendeva Umberto Eco nel suo saggio degli Anni ’60. Per adesso la narrativa ipertestuale, molto abbondante su Internet, non solo ha dato capolavori ma appare velleitaria e stucchevole. Certo però non sarà sempre così. Quando uno scrittore autentico si impadronirà dei protocolli ideati al Cern da Tim Berners-Lee per Internet, l’umanità scoprirà un nuovo potente strumento espressivo. In fondo Manzoni, con le sue digressioni storiche sulle “gride” e sui trascorsi della monaca di Monza, ci ha dato degli ipertesti. Soltanto gli mancavano i link. Le neuroscienze insegnano che l’emisfero sinistro del nostro cervello è analitico ed elabora la parola scritta mentre quello destro è sintetico e dedicato alla percezione spaziale. Dunque il testo si rivolge solo all’emisfero sinistro, l’ipertesto con la sua spazialità, a tutti e due. Se questo è vero, l’iperletteratura ha potenzialità enormi. Naturalmente per approfittarne ci vuole un Manzoni.

[fonte: http://www.mecenate.info/articolo.asp?id=8]

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